Sul guscio di ogni singolo uovo è riportata una sigla alfanumerica, ad esempio 3IT001VR036.La prima cifra, in questo caso 3, indica la modalità di allevamento:0 sta per allevamento biologico, 1 allevamento all’aperto (in genere si svolge in spazi di almeno 4 mq in cui le galline possono razzolare), 2 allevamento a terra (su suolo ricoperto di paglia o di sabbia), 3 allevamento in gabbia (su superfici di mezzo metro quadro). La sigla IT, che viene subito dopo, identifica invece lo stato in cui l’uovo è stato prodotto. I tre numeri successivi,

nell’esempio 001, sono il codice Istat del comune in cui si è svolto l’allevamento. La provincia è indicata dalla sigla che viene subito dopo, nel nostro caso VR. Infine 036 è il numero di identificazione dell’allevamento, in alcuni casi è seguito da una lettera, che definisce il gruppo di galline ovaiole all’interno dell’allevamento.

I dati sulla confezione. Se l’uovo proviene da un Paese che non fa parte dell’Unione europea sugli imballaggi è presente la dicitura “sistema di allevamento indeterminato”. Le uova scadono per legge 28 giorni dopo la deposizione. La scadenza è riportata su ogni scatola, di regola le scatole invendute devono essere ritirate dagli scaffali una settimana prima della data indicata, di modo da non indurre in errore gli acquirenti distratti. Sulle confezioni sono inoltre indicati la data di consumo preferibile, la categoria di qualità e di peso, il numero di uova confezionate, il nome e la ragione sociale o il marchio del centro di imballaggio, le modalità di conservazione. Alcune aziende riportano anche altre informazioni, facoltative per il produttore, come la data di deposizione, data di imballaggio, tipo di alimentazione fornita alle galline. In Italia il 96% delle uova proviene dal metodo di allevamento in gabbia.